Ultima modifica: 26 gennaio 2020

Diario degli studenti

                                                        SPOT PUBBLICITARI

Affrontando il testo informativo- espositivo ci siamo anche soffermati sui messaggi
pubblicitari analizzandone gli scopi e le motivazioni: elementi nascosti dei messaggi,
i quali possono prevedere la ricerca di adesioni o di contributi di utilità sociale,
convincere ad acquistare qualcosa, convincere a consumare un prodotto. Per
raggiungere tali scopi la pubblicità adotta delle strategie che sono: – farsi notare
cioè colpire l’attenzione usando figure, colori, slogan insoliti, originali; – farsi
ricordare; – farsi accettare proponendo il prodotto come qualcosa di
estremamente utile. Abbiamo quindi creato degli spot pubblicitari ai quali abbiamo
dato un voto; questi sono risultati i più votati:
(classi 5e A/B scuola primaria Collodi)         

 

 

 

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                                       A scuola di legalità

 

                        

       

 

L’Istituto Comprensivo “Carducci” di Dalmine, martedì 12 novembre ha vissuto una mattinata di grande emozione, un’esperienza che resterà nel cuore di quanti sono stati presenti dalle 10.00 alle 12.00 nella palestra della scuola secondaria di primo grado “G. Camozzi”.

 

Il tutto è nato quasi per caso! Una telefonata per invitare un’amica a scuola e, in men che non si dica, grazie alla passione per il proprio ruolo di educatori e alla dedizione verso gli alunni, ci si è trovati a organizzare (quasi tra capo e collo) questo indescrivibile evento.

Il tema della legalità è sempre in pool position tra gli argomenti scolastici dei docenti dell’I.C. Carducci, ma in questo caso, ha lasciato un segno indelebile: la presenza della signora Franca Evangelista, vedova di Gaetano Giordano, un commerciante di Gela, vittima del racket.

La signora Franca, genovese di nascita ma siciliana nel cuore, oggi è pensionata ed è presidente onorario dell’associazione antiracket di Gela. Con parole semplici e profonde ha raccontato a tutti i presenti la sua storia, la storia di una famiglia come tante altre, la storia di una famiglia sconvolta dalla mafia: il 10 novembre 1992, suo marito viene ucciso solo per non aver pagato il pizzo.

La sua profonda narrazione ha catalizzato l’attenzione di tutti; la palestra, tappezzata da elaborati antimafia realizzati dagli studenti, si è animata da un messaggio comune di solidarietà contro la criminalità:  NO alla mafia, sì alla legalità. Tutti NOI insieme per un mondo migliore.

La signora Franca collabora da anni con l’associazione Libera, nata nel 1995 con l’intento di sollecitare il contrasto alla mafia, ormai presente ovunque. Le parole del signor Francesco (docente in pensione, ora impegnato a tempo pieno nell’associazione Libera) hanno magistralmente illustrato lo scopo e le iniziative dell’associazione. Il suo invito a raccogliere le testimonianze dei presenti è subito stato accolto dalla Dirigente scolastica, professoressa Marilena Gritti che, proprio nell’ottica dell’unitarietà emersa come tema ricorrente della giornata, ha proposto una riflessione unitaria da parte delle scuole oggi intervenute.

Anche la chiusura della giornata ha rappresentato un momento emozionante: gli alunni, dopo una serie di profonde domande, hanno intonato, in coro, la canzone di Fabrizio Moro “Pensa”.

Un ringraziamento particolare ai presenti: all’assessore ai servizi sociali e alla persona, signora Cinzia Terzi, agli studenti e ai docenti degli Istituti EINAUDI e MARCONI di Dalmine, ai rappresentanti di classe e del Consiglio di Istituto, ai genitori, agli alunni delle classi terze dell’I.C. Carducci, a tutti i docenti che hanno contribuito alla realizzazione della giornata e alla Dirigente scolastica.

 

Una giornata che ha lasciato il segno e che di sicuro avrà un seguito.

I docenti dell’I.C. “Carducci” di Dalmine

 

 

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Caro amico ti scrivo… 

Sperimentazione del corso: Progettare e valutare per competenze .

Alcuni prodotti  individuali e di gruppo, classi terze della Secondaria del plesso di Sabbio

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           7 maggio 1705

Cara Safiatou,                                   

Come stai? E la mamma, il papà e Omar?

È già passato un anno e mezzo da quando ci hanno separato.

Scommetto che sei cresciuta tanto da quando ci siamo lasciate. Hanno già finito i lavori per il nuovo pozzo che avevano iniziato a progettare?

Com’è cambiato il Burkina Faso? Ho saputo dai nuovi arrivati che anche lì siete sotto controllo degli stessi padroni che ci hanno portato via.

Mi ricordo ancora il giorno in cui ci hanno diviso, quel giorno è stato orribile, perché ho visto che ti allontanavi sempre di più da me.

Dopo, abbiamo impiegato circa 10 giorni per arrivare a Gorè in Senegal, dove ci hanno ammassati con violenza su una nave merci.

Sulla nave, la situazione è stata orribile, c’è stata gente che è morta per la fame, per la sete o per gravi malattie.

Quando siamo arrivati, siamo sbarcati e ci hanno messo all’ asta uno ad uno davanti ad un sacco di persone che sembravano abbastanza benestanti.

Fortunatamente sono stata venduta ad una famiglia a cui non servivano schiavi per i raccolti, ma una balia per i lori figli che facesse anche la serva in casa, forse mi hanno dato questo compito perché ero abbastanza piccola, quando sono arrivata.

Ho svolto questo lavoro fino a due mesi fa, finché non mi hanno mandata a lavorare nelle piantagioni. Ero dispiaciuta che mi facessero andare via perché mi piaceva stare in casa e là avevo anche potuto studiare un po’  e  imparare a scrivere meglio.

Il primo giorno del nuovo lavoro,  sono rimasta scioccata da quello che vedevo: c’erano infinti campi di grano, mais, di cotone e moltissimi schiavi che lavoravano con enorme fatica. Nei loro occhi si intravedeva la paura e la sofferenza. Vedevo schiavi che venivano frustati e picchiati e mi ho pensato che avrei fatto anch’io la stessa fine.

Ogni giorno, mi devo svegliare al sorgere del sole e devo andare a lavorare nei campi di mais. Questo lavoro è molto faticoso e  certe volte potrei svenire per la voglia di riposare, per il caldo afoso e per la sete. E in più noi schiavi non possiamo mai fermarci durante il lavoro, altrimentii padroni ci darebbero delle frustate sulla schiena. Tutte le volte che il raccolto è pronto, i servitori lo immagazzinano e parte viene dato preparato e servito per i padroni al pranzo e alla cena. Così dopo ogni loro pasto, i loro scarti vengono suddivisi tra tutti gli schiavi, ma ci sono giorni in cui rimaniamo senza cibo. Stessa cosa vale per i vestiti, che, quando vengono buttati via, li prendiamo noi.

Io alla sera tardi ritorno nella mia capanna che condivido con una donna e sua figlia, poco più grande di me e mi considerano parte della loro famiglia. Certe volte, se c’è ancora luce facciamo di nascosto il bagno nel fiume che c’è vicino ai campi, anche se sarebbe proibito.

Sai mi manchi moltissimo, ti penso ogni giorno e vorrei essere lì con te. Non so se questa lettera ti arriverà, ma da quel che ho sentito dire molte persone hanno ricevuto risposta dai loro familiari. Noi le lettere le mandiamo di nascosto attraverso la cassa che si trova nascosta sulla nave, così quando la nave giunge in Africa qualcuno troverà la cassa e distribuirà le lettere, ma se venissimo scoperti sarebbe un disastro.

Ora devo proprio andare perché il sole sta tramontando e tra poco non si vedrà più niente.

Salutami con tutto il cuore il mio adorato fratellino Omar, la mamma e il papà.

La tua Asyatou       

(Gaia e  Somaya )

 

 

 

Cara Martina ,

è da quando sono partita che non ci sentiamo.

Mi dispiace non averti detto il perché della mia partenza ma mi sentivo in imbarazzo perché queste sono cose nella nostra realtà di solito non succedono.

Capisco che sei così tanto arrabbiata con me da non volermi più scrivere, ti dico ora che la vera ragione per cui mi sono trasferita è che i miei genitori hanno perso il lavoro e per averne un altro l’unica alternativa era trasferire l’intera famiglia a Shanghai dove a mio padre, un bravo architetto, hanno offerto un buon contratto.

Quando i miei mi hanno riferito la loro decisione ero consapevole che niente l’avrebbe cambiata e che quindi non avrei più rivisto i miei amici, compresa te.

Purtroppo è stato tutto così improvviso e inaspettato, infatti mi sento come un pesce fuor d’acqua in questo nuovo mondo.

Ora come ora capisco che ci ho messo veramente tanto tempo per ambientarmi: qui è totalmente diverso dall’Italia, mi manca la mia casa, tu, e i miei compagni di classe.

Il giorno della partenza, mentre mi dirigevo all’aeroporto, tenevo in mano una nostra foto, mentre pensavo a come avresti reagito quando te l’avrei detto e per la tristezza mi scendevano le lacrime dagli occhi.

Sinceramente non avevo ancora realizzato tutto ciò, fino a quando non mi sedetti sul sedile numero 29, questo me lo ricordo perché è il giorno del tuo compleanno.

Mentre l’aereo si alzava da terra, la città spariva lentamente dai miei occhi e, per non pensare alla situazione che si era creata, misi le cuffiette e ascoltai alcune canzoni.

Dormii per qualche ora, quando fui svegliata da un turbolento atterraggio e, guardando fuori dal finestrino, scorsi nella notte l’imponente città presentarsi davanti a me. Appena messo piede in città sentii un brivido scorrere lungo la mia schiena: gli edifici erano illuminati da bellissime luci, le persone attraversavano le enormi strade del centro e i bambini giocavano e urlavano nel parco in fondo alla strada.

Abbiamo subito chiamato un taxi per portarci alla nostra nuova casa, che si trova abbastanza vicino alla mia nuova scuola. La casa, che  ci è stata data dall’azienda dove lavora mio padre, è più grande e spaziosa di quella che avevamo a Firenze.

Qui mi sono iscritta alla HULT International business school, dove mi trovo abbastanza bene anche se ho soltanto due amici che sono Shen Yue, una ragazza molto dolce e positiva che adora recitare, e Taehyung un ragazzo che viene dalla Corea del Sud che ama cantare e il suo sogno infatti è quello di diventare un cantante.

A scuola sono una delle ragazze con i voti più alti, tranne in matematica visto che la odio sin da quando sono piccola, e tu lo sai bene.

La cosa che mi manca di più dell’Italia, a parte te ovviamente, è il cibo: non dico che quello cinese non mi piaccia, anzi ho scoperto di amarlo, ma cosa non farei per mangiare una pizza o delle lasagne con te come ai vecchi tempi!

Una delle cose più belle che ho fatto qui a Shanghai è stata iscrivermi a una magnifica scuola di danza perché, proprio come per te, ballare è la via per fuggire da questo mondo ingiusto.

Dopo averti aggiornato sulla mia nuova vita qui in Cina, volevo ricordarti che mi manchi tanto e anche se qui mi trovo abbastanza bene ed è un bellissimo posto, non sarà mai come quando ero in Italia insieme a te.

Per me è davvero difficile stare lontano dal mio Paese perché lì ci sono cresciuta, ho riso, pianto e soprattutto sono diventata quella che sono ora.

Un grazie sincero va anche a te che mi hai reso forte,  facendomi così superare molti ostacoli durante la mia vita.

Mi manca passare il tempo con te come abbiamo sempre fatto da quando siamo piccole.

Quindi ricordati che per te ci sono sempre perché anche se abitiamo in due parti diverse del mondo, siamo sempre sotto lo stesso cielo e per questo non saremo mai così distanti.

Ti voglio bene migliore amica.

Con affetto, Lara.

(Asia)

 

 

 

Cara Marie,

Siamo state prese dai tedeschi, che ci hanno cacciato dalla nostra città alla quale tu sai eravamo molto affezionate. Quel giorno, i nostri genitori erano usciti per fare delle compere e ci avevano lasciate a casa da sole. Noi stavamo passando tranquillamente la nostra giornata, quando all’improvviso, bussarono alla porta e aprimmo.

Erano due uomini, alti, biondi, che indossavano due divise verdastre, erano due soldati tedeschi.

Non ci ricordiamo molto di quello che è successo quel giorno ma la nostra testa è tormentata dal modo in cui ci hanno trattato. Ci hanno preso con forza, noi facevamo resistenza, ci hanno sbattute fuori casa, noi piangevamo e urlavamo di paura.

Faceva freddo e ci siamo ritrovate insieme a moltissima altra gente che, come noi, non voleva lasciare la propria famiglia e la propria casa. Non osiamo immaginare come si sono sentiti i nostri genitori quando hanno visto la porta aperta, la casa a soqquadro e noi che non c’eravamo più. Subito dopo l’arrivo alla stazione dei soldati con violenza e aggressività ci spinsero dentro uno dei tanti vagoni di quel lurido treno. Lo spazio era piccolissimo, il vagone era malmesso, pieno di sporcizia e colmo di bisogni umani, non immagini che puzza!

Eravamo tantissimi dentro quel vagone non c’era spazio né per muoversi né per sederci.

Passati dei giorni in quel treno, avevamo visto cose che non avevamo mai pensato di vedere nella nostra vita.

Arrivati al fiume Mosa ci hanno trasferiti, come un gregge di pecore, su un barcone per attraversare il fiume. Ci restammo su una notte, probabilmente la peggiore notte della nostra vita.

Il viaggio su quel barcone è stato orribile, perché pensavamo a quello che ci sarebbe successo dopo.

Nonostante  la paura e il terrore ci è venuta un’idea,  quella di scappare. Ci ricordammo che nostra zia abitava lì vicino. Non ci importava quello che ci sarebbe successo, se ne fossimo uscite vive o morte, ci importava solo scappare da quel terribile incubo. Dato che non volevamo più vivere quell’ esperienza avevamo architettato di scappare mentre i tedeschi ci avrebbero riportati su un altro barcone per attraversare il Reno ed arrivare ad Amsterdam, dove eravamo dirette. 

Quando ci hanno fatto scendere dal vagone, abbiamo approfittato dell  unico momento in cui i soldati di guardia erano distratti e siamo scappate con molta disinvoltura e paura.

Finalmente eravamo libere, non potevamo crederci! Ci siamo incamminate verso casa di nostra zia, la quale abita in un piccolo paese compreso tra i fiumi che abbiamo attraversato, si chiama Moerdjk.

Successivamente abbiamo saputo che anche i nostri genitori sono stati presi, tutta la nostra città è stata presa, non abbiamo più loro notizie da un bel po’ di tempo, ma speriamo che stiano bene.

Ora siamo qui a scriverti per dirti che stiamo bene, anche se viviamo in cantina di nostra zia per non farci scoprire. Speriamo di rivederti presto.

Saluti e baci,

Eliza e Rachel. 

(Arianna e Sofia )

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 8 AGOSTO1956

Caro amico,

è già passato un anno da quando sono emigrato qui in Belgio con la mia famiglia, e ti chiedo davvero scusa per non averti informato prima riguardo alla mia condizione, ma spesso le lettere e i regali che spediamo e che ci vengono spediti spariscono come per magia. Ti ricorderai di certo quando la mattina del 10 gennaio dello scorso anno arrivai a scuola annunciando la mia partenza, (che sconvolse me quanto voi). Non so di preciso cosa la maestra vi abbia raccontato riguardo le motivazioni che hanno causato la mia partenza dopo che sono uscito dalla classe….ma tanto non ha importanza: il 23 giugno 1946 il nostro governo ha firmato un accordo bilaterale  con quello del Belgio promettendogli 50.000 minatori sotto i 35 anni in cambio di carbone, ma il numero dei lavoratori che sono partiti dall’Italia è cresciuto a dismisura.  Ricordo ancora quando, la mattina del 9 gennaio dello scorso anno, passeggiando sotto i portici attorno alla piazza cittadina papà vide quel manifesto rosa attaccato a un palo, recante la scritta “La Federazione Carbonifera Belga vi chiama operai italiani!”.

Subito mio padre deviò bruscamente la nostra strada, trascinandomi per una mano con così tanta forza che il braccio mi fece male per mezz’ora! Quando poi terminò di leggere il manifesto, quasi correndo mi accompagnò a casa, dove mamma ci stava aspettando.  La cosa che mi colpì di più in quel momento fu che papà non mi accompagnò fin dentro casa, bensì mi lasciò sull’uscio dicendomi che sarebbe tornato presto. Prese poi la sua bicicletta bianca appoggiata al portone d’ingresso e partì carico di felicità e speranza. Come ben sai anche tu, io ero (e sono) molto curioso, e quindi prima di entrare in casa corsi su per le scale del condominio fino al primo piano, dove c’era una grande finestra la quale mi permise di vedere che mio padre stava andando in direzione della fabbrica in cui lavorava, (cosa molto strana visto che era domenica).

Dopo circa un’ora papà entrò in casa trionfante strillando “saremo ricchi saremo ricchi!”, così mia madre dalla cucina corse subito all’ ingresso per chiedere spiegazioni a mio padre, il quale rispose dicendo che si era licenziato dal lavoro in fabbrica e si era poi offerto volontario come minatore da mandare in Belgio. Mia madre inizialmente non capì con esattezza cosa mio padre aveva appena detto, appariva infatti piuttosto spaventata e stupita. Papà allora, rassicurò le sue incertezze dicendo che, andando in Belgio, avrebbe avuto un salario medio giornaliero, delle ferie sufficienti, assegni famigliari, premi di natalità, carbone gratuito e un alloggio assicurato. Dopodiché mio padre buttò sul tavolo del soggiorno tre biglietti del treno di sola andata da Milano a Bruxelles…. ed erano datati 10 gennaio 1955.

Così i miei genitori si abbracciarono talmente forte che io non tentai nemmeno ad infilarmi nel loro abbraccio per non restare stritolato; poi mia madre corse in camera da letto a preparare le valigie, mentre mio padre mi prese in braccio e mi alzo al cielo come se fossi un piccolo aeroplano e mi disse “ti prometto che da ora saremo davvero felici!”. La mattina seguente, dopo che sono passato a scuola a salutarvi, sono andato con la mia famiglia alla Stazione Centrale di Milano, la quale era piena zeppa di minatori con o senza le proprie famiglie, proprio come noi. Mamma era stata l’unica che aveva fatto un viaggio in treno prima di allora, e mi disse che questo tipo di mezzo di trasporto era molto veloce, comodo e spazioso, ma ad essere sincero il mio deve essere stato un tipo di treno scadente, dato che eravamo stretti come le sardine che nonno mi cucinava sempre.

Arrivammo alla stazione di Bruxelles la sera del giorno dopo, e qui la polizia disse a mio padre e ad altre famiglie di salire su uno degli autobus che quel giorno avevano il compito di trasportare i neoarrivati al proprio quartiere operaio. Noi andammo nella “cités ouvrierès” di Marcinelle, e il giorno dopo mio padre avrebbe dovuto iniziare il suo nuovo impiego nella miniera cittadina chiamata “Bois du Cazier”.

Quando sono partito mi aspettavo una vita nuova fantastica, ma qui non è proprio come me lo immaginavo: la mia casa, (se si può definire tale), è chiamata dai belgi “cantine”, ma io la chiamo più onestamente baracca; mio padre passa 12 ore al giorno in miniera e sinceramente tutti i privilegi che quel manifesto rosa prometteva, dopo un anno di lavoro mio padre li sta ancora aspettando; mia madre invece è sempre in pensiero per lui. Oggi sono rimasto a casa da scuola perché è qualche giorno che non mi sento tanto bene…. ma forse è meglio così, poiché a scuola mi prendono tutti in giro perché sono italiano. Anche in città fuori alle vetrine di molti negozi, bar, ristoranti, e persino farmacie sono appesi cartelli recanti la scritta “INTERDIT AUX CHIENS ET AUX ITALIENS”, (“vietato ai cani e agli italiani”).

Ora hanno appena bussato alla porta, credo sia papà di ritorno dal suo turno giornaliero in miniera ma no, ci sono un poliziotto e Andrea il collega di papà, ma lui non c’è, mamma piange in ginocchio, Andrea l’abbraccia e il poliziotto si toglie il cappello ma aspetta…. Andrea ha delle ustioni sul corpo, che è successo in miniera? Papà sta bene? Mamma corre verso di me, mi abbraccia e mi sussurra “papà è morto”.

Non ci credo, non ci voglio credere.

Non mi scende nemmeno una lacrima, sono bloccato, non so come spiegartelo. No, finché non vedo il suo corpo lui non è morto. Ora vado, tornerò tra poco, vado a vedere mio padre.

“Approfittate degli speciali vantaggi che il Belgio accorda ai suoi minatori”, così si concludeva quel manifesto rosa;  mentre con un “vi voglio bene a dopo” si conclude la vita di mio padre e quella di altri 262 minatori, di cui 136 italiani (almeno così hanno constatato le autorità, mentre io so solo che fuori dalla miniera c’erano file e file di minatori posti sul terreno senza rispetto, simili a quei mucchi di carbone che poco prima stavano estraendo).

Mio padre quel 9 gennaio di un anno fa mi promise che da quel momento saremmo stati davvero felici, io invece, l’8 agosto 1956, gli prometto che da oggi in poi mi prenderò io cura di mamma e del bambino che ha in grembo, e che non lo dimenticherò mai.

Concludo questa lettera col dirti addio, poiché noi sopravvissuti non so se terneremo in Italia. Per ora so solo che d’ora in poi toccherà a me lavorare in miniera al posto di mio padre, altrimenti a me, a mia mamma, e al prossimo fratellino ci toglieranno perfino la nostra baracca.Ma non ti preoccupare, per ricordarmi ti basterà vedere un mucchio di carbone, quel carbone scambiato con la vita di migliaia di uomini.

Ora ti saluto, vado a morire anche io.

BRIAN

 

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                            MY CALENDAR                           

 

Dai primi di ottobre a dicembre abbiamo costruito, ritagliandoci uno spazio durante le ore di inglese, un calendario personalizzato intitolato “ My Calendar about Me”. Abbiamo iniziato facendo la copertina e poi abbiamo continuato con altri dodici fogli colorati e decorati con materiali diversi (acquerelli, pennarelli, tempere, collage, ……) ed ogni foglio rappresentava un mese. Abbiamo poi incollato i fogli su cartoncino e la maestra li ha assemblati. Questo lavoro è servito come ripasso di inglese e l’abbiamo regalato ai nostri genitori come augurio per l’Anno Nuovo. Questa attività ci è piaciuta molto!

Gli alunni e le alunne delle classi 4e A/B Collodi

 

 

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STELLE SULLA TERRA”

“Speriamo che tutti i bambini come Ishaan possano trovare il loro cielo in cui brillare”

Siamo partiti dal film “Stelle sulla Terra” per comprendere meglio il tema della dislessia. “Stelle sulla Terra” è la storia di Ishaan, bambino dislessico incompreso prima e poi, tramite un insegnante attento, riconosciuto e aiutato.

Tutti i bambini e le bambine delle classi 4e A/B della scuola primaria Collodi hanno seguito con molta attenzione la storia narrata e sull’onda delle emozioni provocate dalla visione del film si è iniziato, divisi in gruppi, un lavoro di ricerca di informazioni sulla dislessia, su come aiutare questi bambini/e e sui personaggi dislessici famosi, persone che, nonostante le difficoltà incontrate, hanno trovato il modo di brillare e fare cose straordinarie. Il lavoro è stato completato dalle emozioni provate e da riflessioni sul film.

 

 

 

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                 PETER PAN

   

Giovedì 23 maggio 2019 alle ore 14,45, presso il teatro dell’oratorio di S. Maria d’Oleno, gli alunni della classe quinta del plesso Collodi hanno portato in scena un entusiasmante recital dal titolo “Peter Pan”.

Per tutto il corso di quest’anno scolastico i ragazzi si sono impegnati con grande serietà e partecipazione nello studio delle parti del copione, dei canti e dei balli,  guidati ed incoraggiati degli insegnanti Laura Alborghetti, Pierangela Rovaris, Anna D’Amico e Giuseppe Costa.

Gli alunni inoltre hanno realizzato, con particolare originalità, alcuni elementi scenografici che hanno arricchito di particolari la rappresentazione.

Con questo spettacolo i ragazzi si sono mostrati in tutte le loro potenzialità e unicità, evidenziando quanto appreso durante il loro percorso scolastico, che li ha portati ad un primo grande traguardo: il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado.

E’ un passaggio pieno di emozioni ed aspettative e lo spettacolo proposto dai ragazzi ha affrontato proprio la tematica della crescita e del diventare sempre più “grandi” e responsabili.

 Il 31 maggio gli alunni hanno proposto anche una replica per tutti gli alunni del plesso Collodi.

Lo spettacolo ha commosso, divertito ed entusiasmato i genitori presenti, la Dirigente Scolastica e tutti gli spettatori.  I “piccoli” ma grandissimi attori hanno fatto il pieno di applausi e congratulazioni. Questa fantastica esperienza rimarrà per sempre nei loro cuori.

 

 

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GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO

 

In occasione della giornata mondiale del libro , 23 aprile, i ragazzi e le ragazze della biblioteca “ Il ghirigoro” plesso Camozzi hanno proposto ai compagni delle classi prime la lettura di tre fiabe della tradizione italiana.

Hanno letto “ Giovannin senza paura”, “ Prezzemolina” e “ Giufà e la statua di gesso”: le tre fiabe fanno parte della raccolta delle fiabe italiane di Italo Calvino. Il testo è uno degli oltre 3000 volumi presenti  nella biblioteca di istituto.

All’evento ha partecipato anche Marco, il bibliotecario della biblioteca “Montalcini” che ha guidato  i piccoli bibliotecari nella conoscenza del lavoro con i libri.

L’iniziativa rientra nelle attività del laboratorio “ AMEMI piace leggere” proposto ai ragazzi che frequentano il tempo prolungato.

 

 

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“NO!” al bullismo e al cyberbullismo

Tutti gli alunni delle classi prime della scuola secondaria dell’Istituto Comprensivo Carducci hanno partecipato al progetto “Basta un click!”.

Il percorso è stato presentato agli studenti dal docente referente dell’Istituto in collaborazione con gli insegnanti delle varie classi.

Gli alunni sono stati invitati a riflettere su cosa sono veramente il bullismo e il cyberbullismo e sulla responsabilità personale come attori e come spettatori di fronte a determinate situazioni potenzialmente a rischio. Lo scopo del progetto è quello di aumentare la consapevolezza dei rischi di un utilizzo inappropriato dei social media e dell’importanza del rispetto delle regole.

Nell’ultimo incontro gli studenti hanno realizzato dei cartelloni che rappresentano il nostro dire “NO!” al bullismo e al cyberbullismo.  

 

 

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CERCASI AMICI PER GEMELLAGGIO

Noi, alunni della prima media dell’istituto Camozzi, desideriamo invitare i nostri coetanei di altri paesi della Lombardia e non solo a venire qui. Sarebbe bello se gli alunni di una scuola media, magari anche lontana da Dalmine, scegliessero di venire  a trovarci. Potrebbe essere l’occasione per fare un gemellaggio.

Dalmine è un paese tranquillo, non troppo rumoroso.

Nelle giornate serene e luminose, con un po’ di fortuna, si riesce a vedere il  monte Rosa. E’ veramente stupendo con tutte le sfumature che rendono il suo profilo quasi magico.

Viale Betelli è una delle arterie principali di Dalmine. Potremmo definirlo un viale  ‘ scolastico’ perché ci sono le scuole elementari che sono molto grandi e si impongono all’attenzione dei passanti. 

Noi, invece,  andiamo in una  scuola piccoletta circondata, però, da un bel giardino. Andiamo a scuola anche al pomeriggio ( una volta per fare gli approfondimenti di italiano e matematica e una volta per seguire vari laboratori) e ,anche se molti di noi preferirebbero stare a casa, abbiamo lezione al sabato.  Per fortuna ci sono diversi laboratori: scienze, computer ( abbiamo una stampante 3d!), musica, arte, falegnameria e una splendida biblioteca con più di 3000 volumi.

La nostra città si è sviluppata intorno allo stabilimento che produceva e produce ancora oggi tubi; una volta chiamata Dalmine, oggi rinominata Tenaris.

Per noi Dalmine ha una storia  interessantissima che possiamo ripercorrere: dalle origini celtiche ai romani,  ai longobardi, alle vicende dei capitani di ventura ai Suardi signori ghibellini, ai monaci e ai cabrei, per finire con il Risorgimento e la spedizione dei Mille. Infine l’arrivo della grande fabbrica. Passeggiare per Dalmine e osservare il territorio  serve per capire come è cambiato il paesaggio col passare del tempo.

Dovete sapere che il nostro paese nasce dall’unione di 6 borghi: Sforzatica s. Maria d’Oleno, Sforzatica s. Andrea, Guzzanica, Sabbio, Brembo, Mariano. All’inizio del XX secolo, con l’arrivo della fabbrica, sono stati realizzati due villaggi operai, un quartiere per gli impiegati e i dirigenti: tutto disegnato da un famoso architetto:  Greppi in stile razionalista perché allora erano gli anni venti. Così, ancora oggi, il centro di Dalmine, si presenta con questi edifici tipici del periodo fascista.

Siccome arriva da lontano la divisione in quartieri noi dalminesi continuiamo a essere un po’ campanilisti. Per esempio, ogni quartiere ha la sua squadra di calcio, il suo oratorio con relativa festa.

Potremmo aggiungere che a pochissimi chilometri c’è Bergamo: noi ne vediamo lo skyline con la rocca, la torre del Gombito e le mura venete. Pensiamo, però, che anche soffermarsi a Dalmine offra un piacevole soggiorno.

A proposito di resti romani, si può ammirare, nella frazione di S. Maria d’Oleno,  la scultura di un toro venerato dagli antichi romani. E’ attaccato ai muri esterni della chiesa.

Sorgono poi molti luoghi per coloro a cui piace praticare sport: la piscina, il campo da tennis, le palestre e i campi da calcio, il velodromo. Qui a Dalmine siamo molto sportivi: noi ragazzi siamo quasi sempre all’oratorio per giocare e divertirci.

Dopo aver finito i compiti ( naturalmente!) ci si può divertire anche andando nei numerosi parchi sparsi per tutta la città. Il Consiglio comunale dei ragazzi ha progettato la trasformazione di un parco in un parco inclusivo con giochi e spazi adatti a tutti, grandi e piccoli. E’ abitudine piantare un albero per ogni neonato: quando saremo grandi Dalmine sarà un paese verde, ma già oggi lo è a sufficienza.

Ecco la testimonianza di una ragazza di Dalmine. “ Appena le giornate si allungano e inizia a fare più caldo, i ragazzi sanno dove andare. A me piace molto raggiungere il parco vicino casa fin da quando mi sono trasferita qui  da Firenze. La prima cosa che si nota è uno scivolo dedicato ai più piccoli; più in là si intravedono due altalene: se uno si spinge molto velocemente con la punta del piede riesce a toccare le foglie degli alberi vicini! Gli alberi sono tanti e, d’autunno,  il parco diventa un lago rosso, marrone, arancione … il mio nascondiglio preferito è il labirinto fatto da cespugli molto alti. Ormai, per me, è facile trovare l’uscita ma, per chi ci entra la prima volta, è come giocare a nascondino. E poi, l’angolo dell’avventura: una struttura su cui si possono fare capriole, ponti, salti, verticali e arrampicarsi in tutti i modi possibili. Io faccio ginnastica artistica e adoro tutto ciò!”

Un nostro compagno arrivato da Napoli ci ha fatto notare che Dalmine si può girare tranquillamente a piedi perché è tutto vicino. Quindi, con la bici, noi ci spostiamo da un oratorio all’altro, da un punto di ritrovo all’altro.                                                                                                                                                                                                 Il fiume Brembo lambisce la parte occidentale del paese: è rilassante andare a fare una passeggiata e scoprire la vegetazione tipica del bosco planiziale e anche osservare gli uccelli e la fauna che popola la brughiera. E’ possibile fare delle belle passeggiate a cavallo visto che ci sono dei maneggi.

A Dalmine ci sono tanti bar: le loro brioches sono di un buono che non vi immaginate e nel cappuccio a volte ci fanno i disegni … nelle gelaterie poi, beh! I gelati sono buonissimi e, quando li mangi, ti sembra di essere su una nuvola.

Per studiare c’è la biblioteca. E’ grande; è stata ricavata dai locali dove c’era la mensa degli operai della fabbrica. Ha i soffitti di legno e all’interno si trova un’area  dedicata ai ragazzi. Scendendo le scale, si arriva in un reparto pieno di libri per i bambini piccoli. Qui si possono sfogliare moltissimi libri pieni di storia,racconti di maghi e streghe, libri per imparare a fare gli origami, sulla scienza e racconti famosi e avventurosi come, per esempio, ‘Viaggio al centro della terra ’.

La piazza principale è dedicata ai caduti durante il bombardamento del 6 luglio 1944. Oggi è occupata da una bella fontana e dai tavolini di numerosi locali: bar, pizzerie e gelaterie. Intorno i pini marittimi creano un ambiente piuttosto suggestivo. D’estate la piazza è luogo di incontro; perciò è molto movimentata e chiassosa.

A pochi passi dalla piazza ce n’è un’altra: è la piazza del Comune. Al centro un monumento del tutto particolare: un’ antenna! Eh, si! Si tratta di un’antenna piuttosto alta ( 63 metri!) ottenuta utilizzando uno dei tubi per cui è famosa la Tenaris.

Noi scriveremmo ancora pagine e pagine ma non lo facciamo perché, se volete saperne di più su Dalmine e i suoi abitanti, venite  a trovarci.

Se adesso alziamo gli occhi al cielo vediamo le scie biancastre degli aerei. Qui vicino c’è l’aeroporto di Orio al Serio e così, spesso, si vedono e si sentono gli aerei. Uno potrebbe essere quello che prenderete voi per venire qui a Dalmine. Che aspettate?

 

 

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Venerdì 15 marzo 900 manifestazioni in 80 Paesi hanno visto i giovani porre al centro dell’attenzione il problema dei cambiamenti climatici.

Anche il nostro istituto ha preso parte alla manifestazione mondiale in difesa del Pianeta.

Le classi prime della secondaria di primo grado “ G. Camozzi”  e Sabbio si sono ritrovate, dalle ore 11.00 alle ore 13.00, nel giardino della scuola per condividere i lavori realizzati nell’ambito dell’unità di apprendimento interdisciplinare “ Io conosco, io rispetto”.

Dopo la presentazione dei cartelloni , video e power point informativi, dei prodotti – tra cui semplici strumenti musicali- realizzati con materiali di riciclo, i ragazzi si sono esibiti in canzoncine ecologiche  nelle diverse lingue straniere. E’ seguito un momento ludico: una sorta di gara per la classe più ‘ riciclona’.

Volantini informativi sono stati distribuiti ai genitori e ai passanti che sono stati così coinvolti nella riflessione sui cambiamenti climatici, sulla necessità di cambiare stili di vita, sull’importanza del rispetto dell’ambiente a partire dai comportamenti quotidiani.

 

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GIORNATA DEI DIRITTI DEI BAMBINI

Per celebrare la giornata  dei diritti dei bambini gli alunni della classe 1^D della scuola media Camozzi hanno realizzato un albero in cui hanno condiviso  la consapevolezza che il rispetto dei diritti dei bambini e dei ragazzi deve essere un obiettivo da praticare ogni giorno in tutto il mondo.

 

 

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PROGETTO ORIENTAMENTO … CHIACCHIERATA CON GLI EX ALUNNI

Anche quest’anno nell’ambito del Progetto Orientamento, le classi terze della Scuola Secondaria di Primo Grado del plesso “G. Camozzi” hanno ospitato alcuni studenti degli istituti superiori che in passato hanno frequentato il nostro istituto e che hanno condiviso il proprio percorso e la propria esperienza di studio con i più giovani “colleghi”. Nel pomeriggio di Mercoledì 14 novembre 2018,infatti,   suddivisi per indirizzi di studio, gli “ex alunni”  hanno spiegato agli studenti che a breve dovranno iscriversi ad un nuovo ordine di scuola, come hanno vissuto il cambiamento e quali sono le mete che intendono conquistare . Con serietà e precisione hanno risposto alle molte domande dando un contributo davvero significativo al percorso di scelta intrapreso dai più giovani compagni. Per tutti un augurio: che raggiungano i traguardi che si sono posti e che realizzino tutti i loro sogni…

 

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1918 – 2018 …. La storia ci insegna

 

In occasione del centenario della conclusione della Prima Guerra Mondiale, il 30 ottobre 2018, l’Associazione Storica Dalminese ha proposto alle scuole e, per quanto riguarda il nostro istituto ad una classe terza della Scuola Secondaria di primo grado,un interessante laboratorio intitolato “Ora vi dico di io” ossia la Prima Guerra Mondiale vista con gli occhi dei soldati dalminesi al fronte. Tutto il lavoro è stato improntato sull’analisi di fonti particolari: le missive e le cartoline che i soldati dalminesi hanno scritto alle famiglie nel lungo periodo di lontananza da casa. Non solo si è potuto così approfondire il tema della Grande Guerra analizzando i fatti della storia nazionale, ma anche si è imparato a “sentire” la nostalgia, la tristezza, la paura di questi soldati, alcuni molto giovani, coinvolti in avvenimenti tragici e dolorosi. I ragazzi hanno capito che la storia del mondo è anche la nostra storia, quella del nostro territorio e che saperla “leggere” è fondamentale per comprendere chi siamo e dove vogliamo andare;per comprendere soprattutto che non dobbiamo dimenticare ciò che è stato, se vogliamo costruire un futuro più giusto, un futuro di pace.

 

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Laboratorio di fotografia classi quinte Scuola primaria

“ Carducci” Dalmine

Il  giorno 19 maggio 2018 presso  la Sala civica  di Dalmine si è inaugurata la mostra fotografica “Occhio  A … Dalmine ” a conclusione del percorso laboratoriale di fotografia con gli alunni delle tre classi quinte della Scuola primaria “Carducci”.  Il laboratorio di fotografia rientrava nella programmazione di arte immagine dell’anno scolastico e le attività  hanno coperto l’intero anno con uscite settimanali di due ore ciascuna. Gli alunni divisi in 4 gruppi eterogenei per classe hanno percorso le strade di Dalmine riscoprendo la città attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. E’ stata un’occasione che oltre a introdurre gli alunni alla grammatica della fotografia, ha fatto scoprire loro il luogo dove vivono per apprezzarne la bellezza.

 

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Arcobaleno: un paracadute per l’inclusione

IC CARDUCCI – 25 MAGGIO 2018

Il 25 maggio 2018, grazie ad un’idea nata all’interno del Gruppo di Lavoro per l’Inclusione dell’Istituto (G.L.I.), è stato organizzato, nel parco dell’I.C. Carducci, un pomeriggio di giochi, musica e merenda per favorire lo star bene insieme. Tutti sono stati invitati ad essere protagonisti di questa festa della scuola, alla sua prima edizione; la risposta è stata spettacolare! Grazie all’impegno ed alla collaborazione di alunni (anche nelle vesti di Staff Tecnico), genitori, docenti, collaboratori scolastici, assistenti educatori, DSGA e della Dirigente, si è instaurato un clima di serenità, allegria, gioia e spensieratezza; un pomeriggio all’insegna della complicità e del divertimento.

Un sincero grazie a tutti per aver contribuito a rendere

indimenticabile questo bellissimo pomeriggio!

 

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Laboratorio di Scrittura creativa II quad. A.S. 2017/18

Camozzi

ARIA DI VIENNA

2010. Quell’autunno sembrava non finire mai: Vienna non era mai stata così livida e pallida. Le strade erano deserte, il solo rumore udibile era il fruscio delle foglie trasportate dal vento e il rumore dell’ acqua che scivolava dai tetti sulle strade piene di pozzanghere. Era il 7 novembre e come tutta Vienna anche in Via dei Tigli non si muoveva niente, ma verso le 22:30 si vide uscire dal civico 4 una sagoma nera; se ne andò via con passo deciso. La figura si avviò per la strada e scomparve nella nebbia. La mattina seguente il dottor Hegel non si presentò al lavoro; così, la sua segretaria, la signorina Muller, provò a chiamarlo sul telefono, ma il dottore non rispose. Immediatamente la signorina si recò in Via dei Tigli 4, a casa del dottore che, in venticinque anni di carriera, non aveva mai fatto ritardo e trovò Hegel sulla poltrona. La signorina Muller tentò di svegliarlo, il dottore sembrava dormire; così si chinò su di lui e :-«Si svegli dottore, è tardissimo» disse; ma il dottore non dava segni di vita.  Subito dopo, in preda al panico, chiamò il dottor Kant, medico associato dello studio del dottor Hegel ed anche un’ambulanza che, giunta sul posto, con l’aiuto del medico legale e del dottor Kant, dichiarò morto il dottor Hegel. Il detective Shiller nella sua carriera aveva fatto fare l’autopsia a tutti i morti catalogati del paese. Era un uomo sulla cinquantina, molto pignolo che non trascurava mai i dettagli e aveva una buonissima memoria: si ricordava tutti i campionati vinti dall’ Austria Vienna, squadra di cui lui era tifoso. Era uno che non dava mai niente per scontato. Abbastanza alto, occhi chiari, capelli castani, corti e lisci; un uomo atletico, a cui piaceva leggere libri gialli per imparare nuove tecniche. Aveva una faccia da ignorante, fumava la sigaretta elettronica al gusto di frutti di bosco ed aveva un tic nervoso, quello di passarsi spesso la mano nei capelli, soprattutto quando doveva concentrarsi. Sopra il labbro superiore aveva un neo di bellezza. Il suo naso era a patata, le orecchie piccole e rotonde e le labbra normali, rosa. Parlava abbastanza lento e preciso. Indossava una camicia, jeans, una giacca abbastanza elegante, portava al collo una collana con la croce, al polso un bell’orologio ed indossava sempre mocassini neri. Shiller parlò col medico legale che gli disse:«Detective Shiller, il dottor Hegel è morto di infarto». Allora il detective si recò allo studio dei dottori Hegel e Kant interrogò quest’ultimo che lo conosceva abbastanza bene ma non ne ricavò molto: il dottor Hegel era un tipo riservato, introverso; nessuno sapeva troppo di lui. Quindi parlò con la signorina Müller che, tra un pianto e l’altro, ad un certo punto disse:«Aveva fatto tutte le analisi e stava benissimo. Non può essere !».  Sentito ciò, Shiller si insospettì e decise di fare una visita all’ obitorio; c’ era la solita puzza alla quale il detective si era abituato in tutti quegli anni passati tra  cadaveri di sospettati, vittime e quant’ altro.

Shiller entrò nello studio del medico legale :«Buongiorno dottore».

«’Giorno detective, cosa la porta qui?»rispose il medico.

«Non so, c’è qualcosa che non mi convince… Il dottor Hegel è stato classificato come morte naturale, ma io sono andato dalla sua segretaria,  e lei ha detto che aveva appena fatto le analisi».

«E quindi?» domandò il medico.

«E quindi vorrei fare l’autopsia del cadavere».

«Certo che lei è proprio testardo Shiller, c’è sempre qualcosa che la turba. Comunque faremo l’autopsia».

Il giorno dopo, il medico legale tornò e disse al detective:«Detective Shiller io gliel’ avevo detto; il dottor Hegel aveva il colesterolo a 400, ed è morto per questo».

«Grazie lo stesso e arrivederci dottore» si congedò Shiller.

«Arrivederci».

Il detective uscì dall’ obitorio e si avviò verso casa fumando nervosamente la sua sigaretta elettronica al gusto frutti di bosco.

A casa cominciarono a balenargli in testa dei pensieri: “Ok, è stato ammazzato o si è suicidato? No, no… secondo me è stato ucciso, ma da chi? Qualche paziente? No,

l’ assassino è stato troppo preciso e scrupoloso per essere un paziente. Ma allora chi…? Ok ci sono!”.

Il giorno dopo il detective si recò allo studio del dottor Kant. Entrando disse al dottore:«Salve dottor Kant».

«Buondì, che sorpresa! Come mai qui?» rispose Kant.

«Ho scoperto come sono andate le cose».

Il dottore stupito disse:«In che senso? Non capisco».

Il detective tirò fuori la sigaretta elettronica e iniziò a passeggiare per lo studio ben arredato e cominciò:«Che bei quadri dottore!».

Kant esaltato:«Le piacciono? Costano una fortuna e sono tutti originali».

«Infatti non avevo dubbi» disse Shiller«Mi chiedevo come mai un dottore con la metà dei pazienti di Hegel potesse avere uno stile di vita così sfarzoso, invece lo studio del suo collega è molto spartano; perché?».

«Beh, sono un’ eredità» replicò il dottore.

«Non è vero, non dica bugie! Ho controllato, non c’è nessuna eredità; ed è proprio questo che mi ha insospettito: infatti, indagando su di lei, ho scoperto, come il dottor Hegel prima di me, che lei già da tempo truffava l’ A.M.V.(Associazione Medici Vienna) prendendo più soldi del dovuto con un complesso sistema informatico. Circa due settimane fa, alla fine dell’orario di lavoro, il dottore era rimasto solo nello studio; aveva mandato a casa la signorina Muller, come quasi sempre era solito fare: lavorava fino a tardi. Terminati i suoi impegni, chiuse porte e finestre e pc. Vedendo il suo in stand by e pensando di farle un favore, fece per spegnerlo, ma gli capitò l’occhio sul monitor, vide i file e scoprì la truffa. L’altra sera lei è andato dal suo collega chiedendogli di non denunciarla ma il dottore, essendo un uomo onesto, non ci stava.

A questo punto lei ha messo in atto il suo piano: ha diluito del sonnifero nel brandy sapendo che Hegel l’avrebbe bevuto, poi ha atteso che si addormentasse e gli ha iniettato una bolla d’aria con una siringa tra le dita dei piedi, per non mostrare in un’eventuale autopsia, i segni. Sono andato a controllare e ho scoperto che il dottore godeva di ottima salute, come da analisi mostratemi dalla segretaria ed eseguite due giorni prima della morte, che rilevavano un colesterolo totale inferiore a 200. L’autopsia, invece, ha rilevato 400 di colesterolo; da qui mi sono insospettito e ho trovato il buco di una siringa tra le dita dei piedi e ho pensato che solo un professionista o un medico potessero essere in grado di fare tutto questo. Per sviare le indagini lei ha iniettato del colesterolo in eccesso al dottor Hegel, facendo passare la sua morte per un attacco cardiaco.

Messo alle strette, Kant si sedette e confessò:«Ero al verde, avevo fatto investimenti sbagliati ed i pazienti stavano diminuendo, queste due cose mi hanno messo sul lastrico,  evidentemente non ero bravo come il mio collega Hegel».

Shiller tirò fuori la sua sigaretta elettronica, fece un paio di tiri e disse:« la dichiaro in arresto per l’ omicidio del dottor Hegel».

Kant rimase impassibile e si portò la mano alla cintura dei pantaloni e puntò una pistola contro il detective:« Ne è sicuro?»

FINE?

Lorenzo Papini, Blessing Falodun, Valentina Iurino , Simone Lavetti, George Mateescu, Federico Fenili.

Lab. Scrittura creativa diretto dal Prof. Dumdam.

 

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BOOKCROSSING

 

Camozzi – aprile 2018

I ragazzi e le ragazze che hanno preso parte alla realizzazione della biblioteca scolastica sono lieti di annunciare che il 23 aprile -giornata mondiale del libro- è stata inaugurata la casetta dei libri. E’ stata realizzata con il contributo di un nonno superdisponibile e del nostro bidello Pasquale. La casetta si trova all’ingresso della scuola e propone tanti libri: ognuno è libero di guardarli, prenderli, leggerseli con comodo a casa e poi riportarli, oppure tenerseli e, magari, portarne degli altri. La casetta continua l’iniziativa di bookcrossing già iniziata lo scorso anno all’interno dell’istituto. Buona lettura a tutti! 

 

 

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Laboratorio di scrittura creativa I quad. a.s. 2017/18

Camozzi

Questa storia ha inizio a Frottolbil. Vista dall’alto è come una grande luce: è una città piena di grattacieli e grandi negozi sempre affollati, con merce molto costosa, esportata in tutto il mondo. È una città molto trafficata, via vai di auto, tram e metropolitane.Le persone sono sempre molto prese dal loro lavoro; le interazioni sociali e le relazioni sono come l’acqua di rose.  Al numero civico 8 di corso Rack, in pieno centro,c’è il negozio  “Tiffany fur & leather”. Questo negozio appartiene alla signorina Tiffany. Tiffany ha il viso chiaro e gli occhi scuri come il carbone, le labbra carnose anche  se un po’ sfiorite. Un mollettone le raccoglie la folta chioma bionda. È magra e snella e si veste sempre con vere pellicce di animali, cinture di cuoio, borse di coccodrillo, scarpe di pelle e cappelli decorati con piume d’oca. Come avrai intuito, caro lettore, il negozio vende pellicce. Tiffany è una donna vanitosa , ricca e scontrosa; una vita dedita al lavoro, single e senza amici. I suoi dipendenti la chiamano “Armageddon” perché li tratta male, incute timore ed è irascibile. È il classico capo che tutti temono. Tiffany odia gli animali. Dice che puzzano e che non servono a niente, tranne che per fare i vestiti.Quando vede un cane per strada, se questo tenta di avvicinarsi in cerca di coccole, lei lo caccia. Se qualche animale tenta di entrare nel negozio e fiuta tra i vestiti, lo prende e lo butta fuori dal negozio, per strada. Tutti i giorni torna a casa tardi, dopo il lavoro, sola, nella sua grande casa costellata di trappole per animali. Infatti, nel suo giardino si possono intravedere macchie di sangue e pelli di animali morti.

Ed ora, caro lettore, leggi insieme a me la strana avventura occorsa a Tiffany, avvenuta qualche tempo or sono.

Come tutte le sere, dopo aver mangiato qualcosina e aver guardato un film, Tiffany si struccò, si mise la vestaglia e la mascherina per gli occhi e andò a letto. La mattina seguente, la sveglia suonò alle sei, e Tiffany provò a levarsi la mascherina, ma non ci riuscì, perché sentiva una strana sensazione alle braccia e alle mani. Non  riuscendo a coordinarsi, cadde dal letto e, con lei, cadde anche la mascherina. Con una camminata che non sembrava neanche la sua, riuscì ad arrivare allo specchio e vide un’oca:- Che schifo! un’oca.-gridò. Si girò e non vide nessun altro. Così si guardò tutta e realizzò che quell’ oca brutta era lei. Spaventata dal suo riflesso, starnazzando, corse verso le scale e cadde nelle sue stesse trappole. In preda al panico, trovò la forza di fuggire dalla portafinestra.Arrivata in strada, pensò:-Che cosa faccio? Non può essere vero, mi devo svegliare da questo incubo!-Tiffany, terrorizzata, si recò in centro per chiedere aiuto, ma i cittadini anziché aiutarla la presero in giro, dicendo:-Guardate! Un’ oca in centro città!

“Non avete mai visto un’ oca!?” Starnazzò Tiffany.

Ad un certo punto una sua dipendente si avvicinò a lei con una scopa in mano e disse:- Se ti vedesse il mio capo!- Tiffany, pensando di parlare, disse:-Cosa fai, Sophie!?Se lo fai ti licenzio!-

Ma al posto di parlare, dalla sua bocca uscirono solo starnazzi.

Sophie disse:-Basta starnazzare!- E la colpì con una bastonata sul dorso.Tiffany, quindi pensò: “Meglio che me ne vada da qui, se è questo l’esempio che ho dato ai miei dipendenti…”

-Oh no! Sta arrivando Mary, lei è più cattiva di me, chissà che cosa farà, meglio scappare”.

Tiffany non fece in tempo a scappare, quando Mary la acchiappò e disse:-Oh! Un’ oca, adesso prendo qualche piuma, il mio capo sarà molto felice!-

“No, no,nooo! Non lo fare!” Ma Mary prese le piume e lanciò in strada Tiffany che, starnazzando di dolore, scappò verso un vicolo cieco. A questo punto, Tiffany pensò:- Ah, che dolore! È così che si sentono le oche quando vengono loro strappate le piume.-

Detto ciò, si trasformò in coccodrillo, non se ne accorse subito, uscì dal vicolo cieco e la gente non ebbe la reazione di prima: infatti le persone erano spaventate con il telefono in mano! C’era chi riprendeva la scena e chi chiamava la polizia. Così Tiffany si guardò e scoprì che era diventata un coccodrillo.

Un uomo esclamò ironico:-Sarà scappata dal negozio di Tiffany.

Poi una donna disse :-Che carogna quella Tiffany, se pensiamo che questo povero coccodrillo diventerà una borsa…

E un altro disse:- Che crudeltà!-

Tiffany era sconvolta, voleva parlare, ma anziché parlare, aprendo la bocca, mostrò i denti affilati e spaventò la gente. Fra lo sgomento generale, sentì una sensazione piacevole: dei bambini si erano avvicinati a lei e la stavano accarezzando, Tiffany pensò: “Che bello, non mi ricordo più l’ ultima volta che qualcuno mi ha accarezzata!”

I genitori sgridarono i figli, ma loro risposero:-Noi non siamo come Tiffany, che uccide gli animali, noi li proteggiamo.

Tiffany pensò: “Pensavo che la gente mi conoscesse per i miei vestiti, non per il mio carattere! Allora è così che la gente mi vede!” E iniziò a lacrimare. Da lontano si sentirono le sirene della polizia, la gente si tranquillizzò, ma Tiffany no. Infatti provò a scappare.

Tiffany corse ma, stranamente, più veloce di quando era un coccodrillo. “Che strano…” pensò E proprio in quel momento, un accalappiacani urlò:-Ehi, cagnaccio, che cosa ci fai qui?- Tiffany corse e corse, fino cadere in una pozzanghera e vide quello che doveva essere il suo riflesso. Tiffany non era molto sconvolta, insomma, dopo tutto quello che le era successo! Si accorse di essersi trasformata in cane.

Era tardi e pioveva. Così Tiffany andò a ripararsi sotto la veranda di un negozio, ma venne cacciata. Allora andò a rovistare dentro ad un cassonetto. Anche se il cassonetto era sporco e puzzolente, era sempre meglio di niente. Giunta poi di nuovo davanti ad un negozio (l’unico posto dove, secondo lei, potesse andare), entrò e vide un suo dipendente che si avvicinò e disse:- È colpa di Tiffany- e la cacciò fuori dal negozio.

Iniziò a piovere e trovò un riparo sotto ad un portico, si riposò ma non riuscì a non pensare a mangiare. Vedendo una pizzeria, si recò al suo interno ma anche da lì fu sbattuta fuori da una cameriera che indicò il cartello”vietato l’ingresso ai cani”. Visto che aveva freddo e fame, si riparò sotto l’insegna di un hotel, pensando che, magari, qualcuno l’avrebbe aiutata e portata con sé o, almeno, che si fosse degnato di darle da mangiare. L’hotel era molto frequentato ma, appena gli ospiti la videro, la presero a calci sulla pancia; lei si sentiva come spazzatura e, piangi piangi, la notte per Tiffany sembrò non terminare mai.

Trascorse tutta la notte a pensare a come si sentissero gli animali. Proprio in quel momento arrivò il portinaio e la cacciò via senza pensarci due volte. Tiffany pensò:- Ma guarda che modi, questo! Chi gli ha insegnato l’educazione?! Poi si mise ad abbaiare e a ringhiare a quell’uomo. A quel punto pensò:- Adesso dove vado? Cosa faccio? Ho anche fame; chi mi darà da mangiare?”-

Così pensando, Tiffany continuò a girovagare senza meta; giunse di nuovo in centro città, si avvicinò ad una donna, in cerca di coccole e di cibo. La donna, però, prese a calci Tiffany urlando:- Che schifo, una cane randagio! Vai via, stupido cane !

Tiffany venne buttata  in strada e, mentre stava per essere investita da un taxi , fece in tempo a scappare via e pensò:“Per un pelo, fortunatamente sono ancora viva!”

Poi vide un uomo e pensò:”Oh no! non voglio essere trattata male ancora!”

Però l’uomo la prese in braccio e portò il cane a casa sua .

Una volta arrivati a casa dell’uomo, Tiffany vide che era una casa trascurata e piena di stoffe.

Vedendo che era affamata l’uomo la sfamò e disse:-Dai, mangia,vuoi un po’ di cibo?-Disse l’uomo, porgendole  una ciotola di crocchette per cani e acqua. Tiffany penso:”Nessuno mi aveva mai trattato così. Che sensazione meravigliosa, è così bello sentirsi amate!”.

Non riuscendo a stare lontano da quell’uomo e spinta dalla curiosità,Tiffany provò ad arrampicarsi sul tavolo e vide che l’uomo stava scrivendo una lettera di dimissioni per il negozio “Fur and Leather”.

“Sto lasciando un lavoro sicuro, magari mi ridurrò a vivere sotto ai ponti, ma non me ne importa niente. Preferisco sacrificarmi io, piuttosto che togliere la vita a quelle povere bestiole.

Non posso più sopportare di vedere gli animali usati per i vestiti.”

Tiffany, dopo aver letto queste parole, pensò: “Cosa! Lui è un mio dipendente!? Non l’avevo mai notato…” ad un certo punto sentì la porta chiudersi alle sue spalle. Così scese dal tavolo ed esplorò la casa.

La prima cosa che vide fu una credenza tappezzata di sue foto e decise di aprirla. Al suo interno trovò una scatola di cioccolatini e una rosa. Sopra alla scatola di cioccolatini c’era scritto “Tiffany

 Lei era felice, ma anche un po’ arrabbiata con se stessa per non aver mai notato David (questo era il suo nome) e pensò:”Che stupida! Non l’avevo mai notato! Lui è innamorato di… me! Nessuno mi ha mai amata, ma lui è… diverso!” Ad un certo punto sentì dei passi e la porta si aprì: David era tornato con del cibo per cani.

Quella notte Tiffany, dopo la giornata passata tra mille peripezie, decise di scappare dalla porticina, o meglio, dal buco nella porta, per andare verso casa sua.

Notò che la casa di David era molto vicina alla sua. Giunta finalmente a casa, riuscì ad entrare e si accucciò sul suo letto e si addormentò: quella notte sognò di ritrasformarsi in lei.

La mattina seguente, quando si svegliò provò a togliersi la mascherina e ci riuscì. Era tornata in lei.

Tiffany urlò:-Evviva! Evviva!

Poi si fermò un attimo e disse:-Ma… aspetta…

Quindi corse fuori di casa senza preoccuparsi del trucco e dei capelli scompigliati, precipitandosi a casa di David e gli disse:-Non licenziarti! Cambierò, anzi… cambieremo moda. So che non mi crederai, ma il cane che ieri hai portato a casa ero io!- L’uomo rimase senza parole; forse capì o fece finta di capire alla storia di Tiffany ma, poco importava: la sua amata era lì con lui e a David questo bastava ed avanzava. Così, si abbracciarono.

Da quel giorno i due vissero felici e contenti.

Le loro vite cambiarono e con loro il negozio che, da quel giorno, iniziò a produrre vestiti per animali, oltre a diventare un’associazione in difesa degli animali.

Termina così, caro lettore, la strana e bella storia di Tiffany e delle sue metamorfosi. Se ti è piaciuta, come io spero, ne sono onorato e ti ringrazio di cuore; se, al contrario, non ti è piaciuta e ti ha annoiato e stancato, sappi che non s’è fatto apposta!

FINE